illustrazioni per​​​​​​ "Beth" di Alessandro Melis

Graffiata sulle cose, le riveste
di luce. Sui punti luminosi
tengo fermo il compasso,
incrocio gli archi,
e trovo nuovi punti. 
A. M
.

Beth è il nome della casa. E se è vero che dare i nomi alle cose è segno di psicosi, o d’infanzia, è vero anche che questi frammenti costituiscono la paziente descrizione di una introflessione, di un taglio di sé dal mondo esterno, una chiusura momentanea necessaria per la sopravvivenza. Il rifiuto di un confine, attuato attraverso lo studio millimetrico del limite, e insieme il preparativo della sua distruzione.

Considero Michele Porsia coautore di questo racconto: nelle sue tavole, la logica geometrica è condotta fino all’estremo rigore dell’incubo, e l’atmosfera verbale del libro trova nell’immagine il proprio irrinunciabile contrappunto.

Alessandro Melis

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